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Società

L’uomo che corre senza mai dormire

Tre giorni e tre notti senza fermarsi

Pubblicato il 31/08/2013 da La Fucina

Si dice che ogni atleta abbia un limite. Non Dean Karnazes, il maratoneta in grado di correre per tre giorni e tre notti senza mai fermarsi. Scientificamente il limite umano della fatica dipende dalla produzione di acido lattico prodotto dal nostro corpo dopo un lungo esercizio. Chi non ha mai sperimentato affaticamento, dolori ai muscoli dopo una sedutra di allenamento? Non Dean, il supercorridore della California che sembra essere in grado di correre in eterno. Pur avendo partecipato a gare estreme (come la maratona al Polo Sud a 25 gradi sotto zero), Karnazes non ha mai avuto un crampo, anche dopo aver percorso 160 chilometri. Il suo limite sta solo nella sua testa. "A un certo grado di intensità ho come la sensazione che potrei andare a vanti a correre senza stancarmi", ha detto al Guardian. "Non importa che tipo di sforzo faccio, i miei muscoli non si bloccano mai. Ho corso per tre giorni di seguito senza dormire. Ho anche provato sedute di sleep running, durante le quali mi addormentavo in movimento".Karnazes ha realizzato di essere diverso dagli altri altelti durante la preparazione di 50 maratone in 50 giorni attorno gli Usa nel 2006. Allora si è rivolto a un centro del Colorado dove è stato sottoposto ad esami accuarti. I medici hanno così scoperto la sua straordinaria soglia anaerobica. Questa soglia rappresenta il punto di demarcazione fra esercizio moderato ed intenso: oltre questo punto la produzione di anidride carbonica, la ventilazione e il livello di acido lattico prodotto crescono rapidamente. Non nel corpo di Dean che ha una produzione di acido lattico decisamente sotto la media. Il suo corpo è inoltre in grado di trasformare quell'acido lattico in energia da usare durante lo sforzo fisico.La genetica sembra quindi aver aiutato questo corridore. Eppure Karnazes crede che la sua abilità sia dovuta anche alla bassa quantità di grasso del suo corpo, un basso livello di sudorazione, una dieta alcalina e una bassa esposizione alle tossine. Uno stile di vita che lo ha aiutato a diventare una sorta di "Forrest Gump" moderno. Resta da capire se le sue capacità si siano sviluppate anche perchè in giovane età ha avuto una costante attività fisica. "Sarebbe interessante", dicono gli scienziati "fare delle analisi al fratello di Dean, un giocatore di pallavolo che non ha mai corso da piccolo". Allora si scoprirebbe se il "dono" della corsa è stato riservato solo a lui o anche alla sua famiglia. (TgCOM)





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