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Politica

Obama-Siria: salta l’attacco?

La mediazione della Russia potrebbe funzionare

Pubblicato il 09/09/2013 da La Fucina

Forse Barack Obama la Siria non la bombarda più. Basterebbe un patto sulle armi chimiche, con la Russia come mediatore e l’Onu come garante, per convincere gli Usa a recedere dai propositi di guerra Del resto, il presidente americano ovunque si giri incontra scetticismo sull’ipotesi di attaccare il regime di Bashar al-Assad per dargli una lezione dopo le immagini diffuse in tutto il mondo che proverebbero l’uso di armi chimiche da parte del dittatore siriano contro il suo stesso popolo. Russia e Cina sono ostili, la Germania non ne vuole sapere nulla, l’Europa è perplessa, l’opinione pubblica americana è contraria, il Congresso Usa non è convinto, così come i vertici delle Forze armate statunitensi. Lo stesso Obama ha tradito più di una volta il suo scetticismo riguardo alla guerra, soprattutto in Medio Oriente. Lo ha tradito non “premendo il grilletto”, non decidendo di attaccare come da sua prerogativa di presidente, e invece delegando la decisione al riluttante parlamento americano. Così Obama ha mandato il segretario di Stato John Kerry – finora la punta di lancia dell’interventismo Usa in Siria – a dire che “Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima”. Il segnale è stato raccolto subito dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha proposto a Damasco di mettere le sue armi chimiche sotto il controllo internazionale se questo eviterà gli attacchi militari. Lavrov lo ha detto in conferenza stampa congiunta con il suo omologo siriano, Walid al-Muallem. La Russia ha chiesto alla Siria anche di aderire pienamente all’organizzazione per il divieto delle armi chimiche, la Opcw, con sede all’Aja. Lavrov ha spiegato che Mosca sta ”chiedendo al governo siriano di raggiungere un accordo per mettere i suoi depositi di armi chimiche sotto il controllo internazionale, distruggere poi queste armi e aderire pienamente all’organizzazione per il divieto delle armi chimiche”. All’invito russo la Siria ha risposto sì: al-Muallem ha detto che Damasco accetta di mettere sotto controllo internazionale il suo arsenale chimico. L’iniziativa di Lavrov incontra il plauso dell’Onu e della Gran Bretagna. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha affermato di “accogliere con favore” la richiesta del ministro degli esteri russo, se questo eviterà gli attacchi militari. Secondo il primo ministro britannico David Cameron la Siria dovrebbe essere incoraggiata a mettere le sue armi chimiche sotto il controllo della comunità internazionale. Otto americani su dieci sono convinti che il presidente siriano Bashar al Assad abbia utilizzato armi chimiche contro il suo popolo, ma nonostante questo quasi sei su dieci si oppongono con forza all’eventualità di un attacco militare Usa in Siria. Lo rivela un sondaggio di Cnn e Orc, secondo il quale il 59% dei cittadini statunitensi sono convinti che il Congresso non debba approvare la risoluzione che autorizza l’azione militare in Siria. Ad un attacco senza il sì del Congresso, sono invece contrari il 71% dei cittadini. Inoltre, sette americani su dieci ritengono che un tale attacco non permetterebbe di raggiungere obiettivi significativi per gli Stati Uniti e la stessa percentuale pensa che essere coinvolti nella sanguinosa guerra civile in Siria non sia nell’interesse nazionale. Ma l’amministrazione Obama, in ogni caso, non sembra mollare: l’affermazione del segretario di Stato Usa John Kerry secondo cui Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale era ”una argomentazione retorica”, perché il presidente siriano ”è un dittatore brutale” di cui ”non ci si può fidare”, ha affermato il Dipartimento di Stato. ”Il segretario Kerry stava usando un’argomentazione retorica sull’impossibilità e improbabilità che Assad consegni le armi chimiche che ha negato di aver usato”, ha affermato in una e-mail la portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki, come riferisce il New York Times. Kerry voleva sottolineare che Assad è un ”dittatore brutale che una storia di tira e molla”, e di cui ”non ci si può fidare” se dice che consegnerà le armi chimiche, ”altrimenti l’avrebbe già fatto”, ha scritto ancora Psaki. Parlando a Londra Kerry ha oggi affermato, rispondendo ad una domanda dei giornalisti, che ”Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima”, e poi ha aggiunto che ”non sembra sul punto di farlo e non può essere fatto”.





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