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Cibo e Salute

I tumori colpiscono una persona su due

L'oncologo Umberto Veronesi, parla così alla platea di ricercatori e volontari nel corso della cerimonia per la Giornata contro il cancro al Quirinale

Pubblicato il 12/11/2013 da La Fucina

"Cinquanta anni fa si ammalava di tumore una persona su 20, oggi quasi una su 2" ma, nonostante questa forte crescita, l'obiettivo "era e resta quello della mortalità zero": l'oncologo Umberto Veronesi, parla così alla platea di ricercatori e volontari nel corso della cerimonia per la Giornata contro il cancro al Quirinale. ''Serve un grandissimo progetto di prevenzione'' ha detto il direttore scientifico dell'Istituto Europeo dei Tumori. Oltre al controllo dei fattori di rischio ambientale, ha aggiunto, serve migliorare gli stili di vita e convincere la popolazione a seguire questi programmi."Siamo progredendo, parliamo della ricerca e di un'Italia che studia, lavora e si migliora. Parliamo di un'Italia che anche politicamente deve farsi più matura per far sue queste direttrici di impegno condiviso", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.In Italia la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore ha raggiunto il 53%, con una riduzione della mortalità in tutte le aree del Paese. Questa percentuale di sopravvivenza pone l'Italia al terzo posto in Europa, nonostante una popolazione in costante invecchiamento. Un esempio: in Italia nel 1990 morivano 40 donne ogni 100 mila colpite dal tumore alla mammella; oggi sono 20, la metà, ha riferito il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sono 1,3 milioni di italiani guariti dalla malattia, dunque non più "il male incurabile" ma sempre più una malattia cronica.''I livelli di risposta della popolazione verso l'attività di prevenzione sono più che incoraggianti: in un anno sono state circa 1,5 milioni le donne tra i 50 e i 69 anni sottoposte a screening. I programmi di screening riducono di oltre il 45% la mortalità. Dobbiamo insegnare ai bambini e ai loro genitori che la prevenzione è un dovere e non una scelta, fa parte dei doveri civici che ognuno di noi assume nei confronti di se stesso e della società'', ha aggiunto il ministro. ''Ma troppe rimangono le differenze per l'accesso agli screening e in qualche caso alle cure'', ha sottolineato il ministro che ha ricordato le liste d'attesa e l'appropriatezza delle prestazioni come obiettivi del Patto della salute. (Ansa)





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