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Crisi. 2013 la ripresa che non c’è

di Samanta Di Persio

Pubblicato il 20/11/2013 da Samanta Di Persio

L’anno scorso ho intervistato, per il libro Imprenditori suicidiFederico Boin, un imprenditore veneto, che mi ha raccontato com’è iniziata la sua avventura: “L’azienda è nata nel 1998, inizialmente lavoravo da solo, poi l’attività ha preso piede, si è ingrandita anche grazie ai clienti che hanno avuto fiducia e attualmente siamo circa una decina di addetti. Ho il ruolo di amministratore unico della Cometec, seguo ovviamente la parte amministrativa, ma mi occupo anche dell’officina, lavoro con i miei dipendenti.” Una delle caratteristiche delle piccole e medie imprese è nelle parole di Federico: l’imprenditore lavora insieme ai suoi dipendenti, c’è un rapporto quasi familiare. “Quando abbiamo avviato l’impresa c’era molto lavoro, partendo però da zero non avevamo la possibilità di fare investimenti, poi nel momento in cui avevamo le liquidità per poterlo fare, c’è stata la tragedia delle Torri Gemelle. Quindi la prima crisi l’abbiamo accusata nel 2001, si è protratta per quasi due anni. Nel 2007 c’è stata un’ottima ripresa, un anno dopo nuovamente la ricaduta. Nel settore metalmeccanico la crisi non perdona: per non perdere quote di mercato devi fare investimenti con molti zeri, se le vendite sono inferiori alle aspettative, è difficile salvarsi.” Federico aveva davvero dei buoni propositi, nonostante la crisi aveva dato un messaggio positivo: “La nostra intenzione è quella di crescere, ma dipende da come si muoverà il mercato in autunno. Ho deciso di non guardare più i telegiornali, perché questa borse altalenanti spingono a far chiudere. Fortunatamente abbiamo trovato due clienti nuovi. Tendenzialmente la nostra impresa lavora dieci/dodici ore al giorno, non abbiamo mai scelto di fare turni di notte sia per motivi umani che per la qualità del rendimento.” Il Veneto è la regione che ha iniziato e continua a mostrare più malessere, tantissimi imprenditori non ce l’hanno fatta a sopportare la dissoluzione della propria azienda, il frutto di tanti sacrifici: “Quando leggo la notizia di imprenditori – commenta Federico – che si sono suicidati, non arrivano a questo gesto semplicemente perché sono falliti, ma perché non riescono più a far fronte all’impegno che avevano nei confronti dei loro dipendenti. Se si è arrivati a questa reazione estrema, dal punto di vista imprenditoriale, capisci che c’è qualcuno che deve dare delle risposte e trovare soluzioni. Io ho un bambino piccolo difficilmente arriverei a pensare alla morte, ma tanti imprenditori sono stati lasciati da soli, non hanno avuto considerazione dalle istituzioni, dalle associazioni di categoria e da altri colleghi. Chi arriva al suicidio significa che ha bussato a tutte le porte, gliele avranno chiuse in faccia, del gesto estremo a mio avviso si devono sentire colpevoli le istituzioni perché in Italia non ci sono organismi che siano in grado di supportare gli imprenditori e tanto meno le famiglie in difficoltà. Ormai la crisi si sta protraendo da molto tempo, sicuramente ha già fatto la scrematura delle aziende che erano in difficoltà, se ci sono imprese che hanno resistito in questi anni, penso che oggi il Governo ed i vari Enti locali debbano intervenire, in modo che i sopravvissuti possano continuare a lavorare e dare lavoro ai loro dipendenti. C’è bisogno di sgravi fiscali, perché c’è una pressione che lascia senza fiato. Paghiamo delle tasse per servizi pessimi, pago la sanità pubblica ma poi devo rivolgermi alla sanità privata. In più c’è una pressione indiretta che incide perché se aumenta il gasolio di venti centesimi per un trasporto, questo incremento condiziona tutta la mia vita: non me le porti via con un F24, li prendi direttamente dalle tasche.” Purtroppo, la strada presa dal Governo Monti, prima, e dal Governo Letta, dopo, è stata quella dell’incremento delle tasse, come dice Federico, l’aumento di accise sui carburati, dell’Iva non fa che ripercuotersi direttamente sulle tasche dei cittadini: i prezzi salgono e gli stipendi diminuiscono e cresce il numero dei nuovi poveri. A distanza di un anno quel velo di speranza che si poteva cogliere nell’imprenditore veneto è scomparsa e le sensazioni di impotenza e frustrazione sono predominati: “Si tira avanti con tutte le difficoltà del caso. Le banche, soprattutto, stanno distruggendo la piccola impresa con la stretta del credito, nonostante ci siano imprenditori disposti a mettere tutto a garanzia per portare avanti la loro attività e salvare i posti di lavoro! L’Italia degli sprechi e delle mafie! Noi andiamo avanti grazie a clienti che pagano puntualmente, ma è dura e non vedo futuro perché non ci permettono più di investire. La Germania ha fatto sì che in Italia ci fosse un governo suo suddito ed ora ne paghiamo le conseguenze. I nostri clienti sono tutti esportatori per questo lavoriamo. Il mercato interno e’ morto! In certi momenti – Conclude Federico – vorrei essere in parlamento per spiegar loro cosa sta succedendo realmente in Italia. Ma uno come me come fa a far politica lavorando 12 ore al giorno con una famiglia? E poi che partito dà voce ad uno come me fuori dal coro?





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