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Società

Giornalista si suicida, indagato l’editore

Piero Citrigno indagato per violenza privata

Pubblicato il 29/11/2013 da La Fucina

Il procuratore capo Dario Granieri, il procuratore aggiunto Domenico Airoma e il sostituto procuratore Maria Francesca Cerchiara hanno chiuso le indagini che erano state avviate in seguito al suicidio del giornalista cosentino Alessandro Bozzo, morto nella sua casa di Marano Principato, in provincia di Cosenza, nel marzo scorso.La notifica dell'atto è stata indirizzata all'editore di Bozzo, Piero Citrigno, accusato violenza privata, secondo l'articolo 610 del codice penale che punisce «chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa». Citrigno si trova agli arresti domiciliari per una condanna a 4 anni e 10 mesi ormai definitiva ricevuta per usura.Bozzo, che aveva appena compiuto 40 anni e lavorava per il quotidiano Calabria Ora, fu trovato senza vita lo scorso 15 marzo. Si era sparato un colpo di pistola in testa. Prima di uccidersi ha scritto una lettera, rivolta soprattutto ai familiari, alla figlioletta, alla moglie e ai suoi più cari amici. Una lettera nel quale scrisse di essere stanco della vita, scusandosi coi suoi cari del gesto.Pochi giorni dopo la tragedia, la Procura di Cosenza ha aperto un'indagine, che si è andata poi focalizzando sui “rapporti di lavoro dipendente”, un ambito variegato e ricco di implicazioni, sia giuridiche che sociali. Il fascicolo è ben nutrito e basato su prove documentali, tra le quali il diario sul quale Bozzo annotava minuziosamente ogni passaggio. Al centro della vicenda c'è un contratto che il giornalista, secondo l'accusa, sarebbe stato costretto a firmare rinunciando a quello del quale beneficiava in precedenza.A suggerire alla Procura l'ipotesi di reato di violenza privata è anche una sentenza della Corte di Cassazione (sesta sezione penale) del 21 dicembre 2010: in una controversia che vedeva contrapposti un capo officina e un meccanico, i giudici hanno ritenuto che i comportamenti denigratori e vessatori del “capo” eseguiti con continuità nei confronti dei lavoratori possono configurarsi come violenza privata continuata aggravata. E ora, se dovesse scattare una richiesta di rinvio a giudizio per Citrigno, potrebbero essere i giudici a valutare se questo scenario può essere ipotizzato anche per la morte di Alessandro Bozzo.





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