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Cibo e Salute

L’incidenza dei tumori è in continua crescita in tutto il mondo

Nel 2012 14,1 milioni di persone si sono ammalate di una forma di cancro e 8,2 milioni sono morte a causa della malattia

Pubblicato il 17/12/2013 da La Fucina

L’incidenza dei tumori è in continua crescita in tutto il mondo. Nel 2012 14,1 milioni di persone si sono ammalate di una forma di cancro e 8,2 milioni sono morte a causa della malattia, mentre le statistiche di quattro anni fa (relative ai dati 2008) riportavano 12,7 milioni di nuovi casi e 7,6 milioni di decessi. Migliora tuttavia la sopravvivenza in molti Paesi e ben 32,6 milioni di individui nel 2012 convivono con una neoplasia diagnosticata nei cinque anni precedenti. Sono i numeri resi noti nei giorni scorsi dall’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), l’ente dell’Organizzazione mondiale della sanità specializzato in oncologia con sede a Lione, che ha esaminato i dati di 28 tipi di cancro in 184 paesi.STIME IN CRESCITA: CIRCA 20 MILIONI DI MALATI NEL 2025 - I tumori più frequenti sono risultati quelli al polmone (1,8 milioni di casi, 13 per cento del totale) , al seno (1,7 milioni di casi, 11,9 per cento del totale), al colon-retto ( 1,4 milioni, 9,7 per cento); i più letali: quello al polmone (1,6 milioni di morti , il 19,4 per cento del totale), quello al fegato (0,8 milioni, 19,4 per cento) e allo stomaco (0,7 milioni, 8,8 per cento). Le stime fornite da GLOBOCAN 2012 (database online dello Iarc) prevedono poi un ulteriore aumento dei casi di tumore per il 2025, anno in cui si dovrebbe arrivare a ben 19.3 milioni di nuove diagnosi a causa principalmente della crescita e dell’invecchiamento generale della popolazione. Ma quello che più preoccupa gli esperti è che oltre la metà di tutte le neoplasie registrate nel 2012 (il 56,8 per cento) e dei decessi (64,9 per cento) riguardino i Paesi meno sviluppati e che questo divario sia destinato a crescere entro il 2025.NEI PAESI POVERI SI MUORE DI PIU’ - Un esempio lampante è quello del cancro al seno: nel 2012 sono state 1,7 milioni le nuove diagnosi, 522mila i decessi, mentre 6,3 milioni di donne convivono con un carcinoma mammario diagnosticato nei precedenti cinque anni. Dal 2008 i casi sono cresciuti del 20 per cento e la mortalità è aumentata del 14 per cento. Oggi quello del seno è la causa più comune di morte per cancro nelle donne e il tumore più frequentemente diagnosticato tra le donne in 140 dei 184 paesi coperti. Ma se in Europa occidentale si diagnosticano 90 nuovi casi all’anno ogni 100mila e in Africa orientale i casi sono saliti a 30 nuovi casi annui ogni 100mila donne, la mortalità nelle due aree è praticamente identica: circa 15 pazienti ogni 100mila. Ben una paziente su due muore in Africa e «soltanto» una su sei in Europa. «Il cancro al seno è una delle principali cause di morte per cancro nei paesi meno sviluppati - sottolinea David Forman, a capo della sezione Iarc che si occupa di raccogliere i dati mondiali sull’oncologia -. Questo avviene in parte perché anche in quelle zone si stanno adottando stili di vita scorretti che favoriscono l’insorgere della malattia. Ma parte del problema sta anche nel fatto che in quelle regioni del mondo non arrivano gli strumenti oggi disponibili per combattere la malattia».SOTTO ACCUSA: CATTIVE ABITUDINI «OCCIDENTALI» E POCHE TERAPIE DISPONIBILI - Le statistiche mondiali indicano che in tutti i Paesi in via di sviluppo si registra una crescita dei casi di cancro legata per lo più al diffondersi di uno stile di vita tipico dei Paesi industrializzati: sedentarietà, obesità e sovrappeso, fumo, alcol, cambi di alimentazione e nelle abitudini riproduttive (con conseguenze ormonali) incidono negativamente sulle probabilità di ammalarsi. Il fatto è che mentre i tumori sono in crescita ovunque, la mortalità è molto più alta nei Paesi meno sviluppati, dove i sistemi di diagnosi precoce sono assenti o carenti, così come molti dei trattamenti standard e innovativi di cui si dispone in Occidente. Tanto che gli esperti dello Iarc parlano di «enormi disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri», come nel caso lampante del cancro al seno. E di quello all’utero, per il quale le statistiche mettono in evidenza come ben il 70 per cento dei casi si registri in aree meno sviluppate del mondo, arrivando ad avere un impatto drammatico, ad esempio, sulle donne dell’Africa sub-Sahariana: sono 34,8 i nuovi casi diagnosticati all’anno ogni 100mila donne e 22,5 pazienti ogni 100mila muoiono. Una drastica differenza con le stime del Nord America (rispettivamente 6,6 ogni 100mila le nuove diagnosi annue e 2,5 i decessi), dovuta soprattutto al fatto che in Africa non sono disponibili i semplici e pur poco costosi strumenti per la diagnosi precoce (basta iniziare con un Pap test), così come assai inferiore è la qualità delle cure. Per non parlare del fatto che non esistono programmi di screening che coinvolgano tutte le donne e neppure i vaccini, già disponibili e applicati in molti Paesi occidentali. In Italia, ad esempio, le ragazzine 12enni vengono vaccinate gratuitamente dal 2008 e le loro probabilità di ammalarsi di tumore dell’utero diminuiscono fino quasi a sfiorare lo zero.Vera Martinella (Fondazione Veronesi) per Corriere.it





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