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Società

Musulmana si rifiuta di vendere champagne a un cliente

I responsabili di Marks & Spencer, dove lavora la cassiera musulmana, si sono scusati e l’hanno trasferita in un altro reparto

Pubblicato il 24/12/2013 da La Fucina

di Fabio CavaleraHeather Playdon si definisce cliente storica di Marks & Spencer perché sono la «quintessenza della britannicità». Però ha giurato, dopo anni, di spesa e di shopping appassionati e quotidiani di disertare i suoi fidati grandi magazzini. E non è l'unica. Anzi sono migliaia quelli che se la sono presa con Marks & Spencer fino al punto di invocare il boicottaggio di uno dei «sancta sanctorum» del retail nel Regno Unito, un colosso fondato nel lontano 1884 capace di produrre oggi un miliardo di profitti.Bel problema quello che da qualche settimana sta venendo fuori: l'ultima scintilla è la lettera di un signore che tre giorni fa ha scritto al quotidiano Daily Telegraph e ha raccontato la sua avventura. In sintesi: si è avvicinato con una bottiglia di champagne alla cassa ma la ragazza con il velo, una ragazza islamica, «gentile e umile» si è comunque rifiutata di battere lo scontrino e di completare l'operazione spiegando che la sua religione proibisce l'alcol e la carne di maiale.Non solo le proibisce di farne uso personale ma le proibisce di distribuirli. Dunque, niente. Il signore è rimasto sorpreso, «non mi era mai capitata una cosa del genere» e, rivolgendosi al quotidiano londinese, si è chiesto se sia mai giusto che nel Regno Unito, in un grande magazzino, si applichi le legge ispirata dal Corano.Ne è venuto fuori un caso. Si può ben parlare di rivolta di massa dei clienti di Marks & Spencer che hanno inondato i social network, a cominciare dalla pagina Facebook della stessa catena, per dire addio al vecchio caro gigante del commercio. Un fuoco di fila di bordate e di minacce (minacce di spostarsi alla concorrenza) che ha costretto Marks & Spencer a chiedere scusa: «Siamo dispiaciuti... il nostro è un business secolare, abbiamo politiche inclusive che accolgono tutte le fedi religiose ma nel caso specifico le nostre regole sono state disattese».Ovvero se un credente, un dipendente di forti convinzioni o islamiche o cristiane o ebraiche, ritiene di non potere trattare certi prodotti viene spostato ad altro settore in modo che non vi siano imbarazzi. Mai in cassa. Piuttosto al reparto abbigliamenti.Polemica chiusa e boicottaggio evitato? Mica tanto. La ragazza islamica è stata trasferita, col suo consenso, ma le uscite di alcuni membri della comunità di 2,7 milioni di musulmani, il 4,8 per cento della popolazione nel Regno Unito, stanno evidenziando non poche smagliature nel sistema di coabitazione e condivisione multiculturale. L'episodio del supermercato è solo una goccia.Non più tardi di dieci giorni fa a Brick Lane, una delle strade di nuova tendenza nell'East londinese, è accaduto che per la prima volta diverse donne con il volto nascosto dal niqab nero hanno manifestato contro i bar e i negozi che vendono alcol. Esponendo cartelli con la scritta «10 mila decessi ogni anno causati dall'alcol, la soluzione è l'Islam», hanno pubblicamente esternato la loro protesta.Vogliono che siano chiusi i locali con gli scaffali di vino, birra, whisky. Pretesa che naturalmente nessuno ha preso e prende in considerazione ma è un segnale. Non si era mai visto nella multietnica Londra un corteo di donne musulmane agitanti una loro rivendicazione, pacifica e religiosa ma «provocatoria».Nell'ambito della popolazione musulmana c'è chi soffia sul fuoco. Predicatori dell'integralismo che incitano a seguire determinati stili di vita. E in certe situazioni che predicano la discriminazione e le segregazione del sesso femminile. Accade in certe università, ad esempio alla University of London, dove le conferenze organizzate dalle società di studenti islamici prevedono settori separati per ragazzi e ragazze.Le segnalazioni sono numerose e il premier in persona è dovuto intervenire per ammonire le autorità accademiche a non consentire «divisioni di genere». Dal supermercato agli atenei, che chi insiste affinché la legge della sharia prevalga sul diritto anglosassone. Non è un fenomeno da sottovalutare. (Corriere della Sera)





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