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Società

Napoli, Ritrovate le armi delle 4 giornate

In un antico rifugio di via Broggia sono state ritrovate armi della seconda guerra mondiale

Pubblicato il 19/01/2014 da La Fucina

di Paolo BarbutoQuando sei lì sotto, trenta metri in fondo alle viscere di Napoli, e nella polvere vedi apparire baionette, proiettili e fucili della seconda guerra, provi un brivido indescrivibile. Quando torni in superficie e scopri che quelle armi erano state conservate dai napoletani che organizzavano le quattro giornate, l’emozione assume la forma dell’entusiasmo, della passione: abbracci da stritolarsi e occhi lucidi, «ti rendi conto? È un pezzo di storia...».Per spiegare a voi lettori l’emozione del ritrovamento e l’entusiasmo che ne è seguito, è necessario fare un piccolo passo indietro e raccontare quel che è successo ieri a Napoli. Un gruppo di speleologi nel corso di una ispezione all’interno di un antico ricovero di guerra si è imbattuto in un eccezionale ritrovamento: sotto un piccolo cumulo di terra sono stati scoperti fucili e proiettili della seconda guerra mondiale. La scoperta, già di per sé unica settant’anni dopo la guerra, è divenuta ancora più clamorosa dopo aver ascoltato le parole della professoressa Gribaudi secondo la quale l’ipotesi che quelle armi fossero state preparate per la rivolta del popolo napoletano è più che accreditata.Il ritrovamento è avvenuto in fondo all’antico ricovero di guerra di via Broggia. Ancora oggi c’è l’accesso in fondo all’androne di un palazzo e la discesa attraverso le lunghe rampe di scale è un viaggio nel tempo: al termine della scalinata malridotta e colma di rifiuti, ritorna la Napoli del tempo di guerra. Muri ricoperti di incisioni che ricordano i bombardamenti e la paura, taniche di benzina con l’incisione Us Army, macerie di palazzi ridotti in polvere dalle fortezze volanti. Lì sotto s’infilano gli speleologi della «Macchina del Tempo», l’associazione guidata con entusiasmo e passione da Luca Cuttitta, alla quale s’è rivolta la seconda municipalità per un progetto di verifiche e controlli. I ragazzi si tuffano nel cuore della città e si accertano che non ci siano perdite d’acqua, fratture nel terreno, pericoli imminenti. Se invece quei pericoli ci sono, segnalano tutto e fanno scattare le procedure di sistemazione.L’altro giorno dentro la pancia della città, c’erano, con Cuttitta, anche Mauro Palumbo, Matteo Scarpato, Mario Cristiano e Luigi De Santo. Dopo aver esplorato il rifugio e averne affrontato una porzione difficile avanzando sui gomiti per superare impossibili strettoie, gli speleo napoletani si sono ritrovati di fronte a un piccolo cumulo di terreno dal quale spuntava un pezzo di cuoio: sembrava un ritrovamento come tanti (un casco, una cintura), invece, scavando in quel cumulo, sono venuti fuori due moschetti M91/38 della seconda guerra, con tanto di baionette e proiettili.Immediatamente gli speleologi hanno avvisato le autorità. Sul posto sono giunti gli uomini del gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza, comandato dal tenente colonnello Giuseppe Santonastaso, che hanno seguito gli speleo nel difficile percorso sotterraneo e hanno preso in consegna le armi recuperate sottoterra. Anche se ben conservati, i fucili sono estremamente malridotti, le baionette spezzate, i proiettili sicuramente inermi: i baschi verdi ne hanno segnalato il ritrovamento alla procura della Repubblica e alla Procura Militare e custodiscono i reperti in attesa della conclusione del procedimento.C’è attesa anche da parte del gruppo della «Macchina del Tempo», la prima idea, subito dopo il ritrovamento, è stata quella di mettere in mostra quegli oggetti per consentire a tutti i napoletani di riscoprire quel pezzetto di passato che, d’improvviso, s’è materializzato nelle viscere della città. Anche perché quelle armi e quel ricovero potrebbero consentire di raccontare un’altra storia, questa volta con un protagonista.A pochi metri dalle armi, infatti, c’è una incisione sul muro «Marmo Felice, artigliere Battaglione 815», e sotto un’altra iscrizione «Sottufficiale scorta convogli Secondigliano». A partire da questi dati il leader del gruppo di speleologi, Luca Cuttitta, lancia il suo appello: «Chi ha notizie dell’artigliere Felice Marmo si faccia vivo con noi, anche tramite Il Mattino. Se è lui il soldato che ha lasciato lì le armi, la famiglia potrebbe raccontarci la sua vicenda e consentirci di aggiungere un tassello alla storia delle quattro giornate di Napoli».Una storia meravigliosa e appassionante che ancora oggi riesce ad essere viva e a ripresentarsi agli occhi della città che si emoziona di fronte a quel moschetto, simbolo di reazione, rivincita, rivolta(Fonte)





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