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Politica

Falsa firma di Napolitano: Bazoli concede il mutuo

Così una dottoressa dell’ospedale Niguarda di Milano ha ottenuto il mutuo da Banca Intesa

Pubblicato il 08/03/2014 da La Fucina

Usando il nome di Giorgio Napolitano come magico passepartout, Lucia Eufrasia Vicario, una dottoressa dell’ospedale Niguarda di Milano ha ottenuto da Banca Intesa, grazie alla introduzione del presidente del Consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, mutui per un milione di euro.Le lettere di raccomandazione di Napolitano e del suo consigliere Donato Marra erano false, la Procura della Repubblica di Milano ha indagato e ora, riferisce Gianni Barbacetto del Fatto quotidiano, la dottoressa “ha chiesto di patteggiare la pena”.La storia non è nuova, emerse un anno fa quando la magistratura di Milano aprì l’inchiesta. Ora la conclusione.L’articolo di Gianni Barbacetto fa un po’ girare diciamo la testa a chi lotta per avere dalle banche poche migliaia di euro di fido e anche a chi si pone con crescenti angoscia e amarezza “in che mani siamo?”.La storia è anche educativa, se Formigoni e il suo entourage hanno detto la verità, su come nel mondo della politica e degli affari si costruiscono fortune sul nulla. Ma questa è vecchia come il mondo. Scrive Gianni Barbacetto:“La dottoressa Maria Lucia Eufrasia Vicario, 46anni, ciellina, dirigente medico nel dipartimento di cardiologia dell’ospedale Niguarda di Milano, è riuscita a ottenere dalla banca di Bazoli un milione di euro: dopo aver incontrato Giovanni Bazoli e avergli portato tre lettere di raccomandazione firmate dal presidente Giorgio Napolitano edal suo segretario, Donato Marra.Le lettere erano false, come altre messe in giro dalla dottoressa, che perquesto èstata indagata dalla procura di Milano e ora ha chiesto di patteggiare una pena. Ma il milione di euro è vero e resta saldamente nelle mani della dottoressa”.La storia, nota Gianni Barbacetto, è “più istruttiva di un’intervista al Financial Times”,in particolare quella in cui Giovanni Bazoli si è distinto come“il banchiere che difende l’arcitaliano “capitalismo di relazione” dichiarando al Financial Times che “le relazioni personali sono i valori più importanti del- la nostra vita” e che il problema è semmai “la qualità delle relazioni, se esse sono positive o negative, corrette e trasparenti oppure corrotte e intricate”.E questo, nota Gianni Barbacetto, la dottoressa Maria Lucia Eufrasia Vicario“lo aveva capito bene”.La vicenda ha inizio, ricostruisce Gianni Barbacetto sulla base, si presume, delle carte giudiziarie, nel nel marzo 2011:“Muore il professor Mario Condorelli, luminare della medicina, ex senatore dc, amico fraterno di Napolitano e pigmalione della dottoressa Vicario, che aveva iniziato la sua carriera, a Napoli, sotto la sua ala. La cardiologa cerca di far durare nel tempo il bene che il professore le aveva voluto."Prende carta e penna e scrive una lettera che firma Mario Condorelli, come se il professore l’avesse vergata poco prima della morte. “Caro Giorgio… Ti scrivo per segnalarti una donna di giudizio. È una delle persone più vicine a Formigoni, aiutala”. L’arrivo della lettera è annunciato da una telefonata al Quirinale fatta dalla figlia di Condorelli: era sempre la Vicario, ma questo lo si scoprirà solo molto dopo. Poi la dottoressa scrive un altro paio di lettere: indirizzate a Roberto Formigoni, allora presidente della Regione Lombardia. La prima è firmata “Giorgio Napolitano”, la seconda è firmatada Marra e chiede per la cardiologa due biglietti gratis per la Scala. Le preziose missive introducono Vicari presso Formigoni, di cui la Vicari diventa in breve tempo assidua frequentatrice e amica. Formigoni sarà addirittura suo testimone di nozze, l’8 ottobre 2011. La dottoressa racconta di avere buone entrature alla procura di Milano, di essere amica di Ilda Boccassini (che neppure la conosce) e di poter riferire notizie sulle indagini allora in corso".Si arriva al momento in cui la Vicario“deve accendere due mutui per comprare due appartamenti al quartiere Bicocca, uno per lei e il marito, l’altro per la madre. [La Vicari] si fa ricevere da Bazoli, nel dicembre 2011, accreditandosi come la nipote di Napolitano. Esibisce poi due lettere a Bazoli, datate luglio e ottobre 2012 e firmate da Marra. False, come quella datata marzo 2012 e firmata dal presidente della Repubblica, in cui Napolitano esprime “sincero ringraziamento e rinnovata stima: per lo spirito e partecipazione che [la Vicari] havoluto apporre nel risolvere la richiesta informale e delicata rivoltaLe”.Ma la Vicario porta a casa tre mutui e un finanziamento (“a condizioni favorevoli”, scrivono i magistrati) per circa un milione di euro. Bazoli, sentito dai pm milanesi, ha ammessodi aver ricevuto la signora, ma per poi indirizzarla a un funzionario, che ha gestito le sue richieste secondo le consuetudini della banca, senza alcun trattamento di favore. Le lettere di Napolitano e del suo segretario, dunque, non sarebbero servite a niente.La milionata sarebbe arrivata comunque nelle tasche della cardiologa dal cuore d’oro, secondo il difensoredel capitalismo di relazione, quello fatto di relazioni positive, corrette e trasparenti.Bazoli non querela e non denuncia, anche quando viene a sapere che le lettere sono false. La storia ha una svolta solo quandoFormigoni incontra Marra e gli parla delle lettere ricevute: Marra cade dalle nuvole e poi, nel dicembre 2012, denuncia. Parte l’indagine, per sostituzione di persona e falso in scrittura privata. Ora Vicario patteggerà e uscirà di scena, ritirandosi nei suoi appartamenti comprati coni mutui regolarmente ottenuti dopo le visite al banchiere che ha sdoganato il capitalismo di relazione”.(Fonte)





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