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Politica

Travaglio intervista Casaleggio

I due hanno tenuto una lunga conversazione sotto gli occhi delle telecamere del Fatto

Pubblicato il 21/05/2014 da La Fucina

Travaglio intervista Casaleggio, cofondatore del Movimento 5 Stelle. Le domande fatte dal vicedirettore del Fatto Quotidiano, sono, come spiega lui stesso, in parte sue e in parte raccolte dalla sua pagina Facebook.La prima domanda che Travaglio ha posto è per chi votava Casaleggio prima che nascesse il M5S. La risposta è stata:"Per me, già nella Prima Repubblica, i partiti avevano lo stesso peccato originale di oggi: destra e sinistra erano superate, non mi riconoscevo in nessun simbolo. Però mi piacevano alcuni personaggi politici di quel periodo, come Ugo La Malfa ed Enrico Berlinguer."Poi continua Travaglio: "E nella Seconda Repubblica?"Casaleggio: "Ho avuto un rapporto di stima e di collaborazione con Di Pietro. Prima che nascesse il M5S non c’era alternativa: non perché Di Pietro fosse di destra o di sinistra, ma perché propugnava la legalità in politica. Guardi lo scandalo di Expo: dov’è la destra e dov’è la sinistra? Uno ruba con la mano destra, l’altro con quella sinistra. Sono tutti ambidestri e ambisinistri."E a proposito delle voci di una sua candidatura con una "lista vicina a Forza Italia" Casaleggio ha detto:"Vero che non mi candido, falso che l’abbia fatto con un berlusconiano. Lo feci a Settimo Vittone, il paese dove vivo vicino a Ivrea, in una lista civica fondata da una persona che conoscevo e di cui mi fidavo, Vito Groccia, un signore di origini calabresi: mi chiese di entrare in lista per dargli una mano. Non feci campagna elettorale, non avevo tempo, lavoravo a Milano: infatti presi 6 voti."E ha poi aggiunto: "Mai sentito dire che fosse un berlusconiano. Quando è uscita questa balla, lui era già morto, allora ho parlato con i suoi due figli, che hanno smentito qualunque sua vicinanza, simpatia o iscrizione a Forza Italia. È uno dei tanti presunti scoop che i giornali hanno inventato su di me, senza verificare la veridicità della notizia."Il cofondatore del Movimento ha anche detto a Travaglio di aver raccolto molte delle diffamazioni in un libretto dal titolo "Insultatemi" e ha rivelato:"Esistono gruppi pagati dai partiti per diffondere messaggi virali contro me e Grillo. È la stessa accusa che molti rivolgono a voi. Ma noi non abbiamo bisogno di farlo, perché i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno."E per chi si chiede come e quando Beppe Grillo e Casaleggio si sono conosciuti, ecco come è andata:"Dieci anni fa Beppe lesse un mio libro, Web ergosum, dedicato allo sviluppo della Rete nella società. Mi chiamò e chiese di incontrarmi. Io l’avevo visto una sera al teatro Smeraldo: entrava sul palco vestito da Savonarola e spaccava i computer. E mi ero domandato: ma con tutta la roba che c’è da spaccare, proprio i computer?"E poi ci fu l'incontro tra i due:"Quando lo incontrai, gli proposi di aprire un blog, che all’epoca era ancora una cosa per iniziati. Lui accettò e il blog partì nel gennaio 2005."Dal lancio del blog si passò in seguito alla politica, su richiesta dei cittadini:"Ce l’hanno imposto la Rete e l’opinione pubblica. Il primo V-Day, l’ 8 settembre 2007, scatenò un’ondata di email, lettere, messaggi che ci spingevano a entrare in politica. Grillo però sperava ancora di cambiare il centrosinistra: consegnò a Prodi una serie di proposte programmatiche raccolte sul Web; e tentò di partecipare alle primarie del Pd. Sì, Prodi fu molto gentile, ricevette Grillo a Palazzo Chigi, gli disse che avrebbe distribuito la cartellina con le nostre proposte ai vari ministri e sottosegretari, poi però la cosa finì lì e non lo sentimmo più."A Grillo e Casaleggio non interessava tanto chi portava avanti le idee, l'importante per loro era che le idee fossero portate avanti. Infatti, spiega Casaleggio:"Era un tentativo di vedere le loro carte: se il centrosinistra faceva proprie le nostre idee, a noi andava bene così, non ci interessava chi le portava avanti. Ma la risposta fu il muro: quando Beppe s’iscrisse al Pd ad Arzachena, gli fu negato l’accesso alle primarie con la motivazione che era ‘ ostile’. Fassino gli disse che il Pd non era un taxi e che Grillo, volendo, poteva provare a fare un partito. L’abbiamo accontentato. Al primo V-Day raccogliemmo 350 mila firme per tre proposte di legge di iniziativa popolare (fuori i condannati definitivi dal Parlamento, limite massimo di due mandati, ripristino delle preferenze nella legge elettorale): se Prodi e Veltroni le avessero accolte avrebbero dato la svolta al Pd e al sistema politico. Ma dopo il V-Day i giornali, soprattutto di sinistra, ci trattarono come una via di mezzo fra dei mangiatori di bambini e una setta satanica."Travaglio: "Quanti post del blog sono suoi e quanti di Grillo?"Casaleggio: "Sono tutti nostri. Ci sentiamo sei-sette volte al giorno per concordarli, poi io o un mio collaboratore li scriviamo, lui li rilegge, e vanno in Rete."Travaglio: "In questi dieci anni avete litigato spesso?"Casaleggio: "Quasi mai. Quindi qualche volta sì. È impossibile pensarla allo stesso modo in dieci anni."Poi Travaglio ha chiesto se il termine "peste rossa", che tanto ha fatto discutere, sia stato suggerito da Casaleggio prendendo ispirazione dai discorsi di Hitler, come vorrebbe far credere Berlusconi. Ecco la risposta:"Hitler non c’entra. Da appassionato di storia, stavo leggendo un libro sulla ‘ morte nera’, il flagello che colpì l’Europa nel ‘ 300 portato dai mercanti genovesi provenienti dalla Crimea e sbarcati a Messina: di lì, attraverso le pulci parassite dei ratti, la ‘ peste nera ’ o ‘ morte nera ’ dilagò in Italia e nel continente e cambiò l’economia europea. Io l’ho raccontata a Beppe, anche perché vedevo analogie con l’economia attuale, e lui l’ha tirata fuori in Toscana in versione ‘ rossa ’, credo pensando a disastri tipo il Montepaschi."Travaglio: "Le capita mai di trovarsi in imbarazzo per le sparate di Grillo?""Abbiamo provenienze, stili e linguaggi diversi. Lui è un artista, io un manager. Ma in imbarazzo no, non mi sono mai trovato: il suo linguaggio non può essere regolamentato, altrimenti non potrebbe proprio parlare in pubblico. Ma ormai Grillo è un leader politico e deve accettare di essere preso sul serio quando parla: troppo comodo l’alibi del linguaggio comico. Indipendentemente dal ruolo che ha, ognuno è responsabile delle cose che dice. Ma, se usa dei toni forti per esprimere un’opinione, bisogna concentrarsi sull’opinione, non sul tono. Beh, quando dice “io sono oltre Hitler”… È una difesa verbale da chi gli dice che è come Hitler. Abbiamo postato il discorso all ’ umanità di Charlie Chaplin: anche lui era oltre Hitler."(LEGGI IL RESTO DELL'INTERVISTA)





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