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Società

Tav, 20 arresti: la ’ndrangheta puntava ai lavori pubblici

Sono tutti infiltrati nel tessuto economico della provincia di Torino

Pubblicato il 03/07/2014 da La Fucina

Tav, 20 arresti: la ’ndrangheta puntava ai lavori pubblici


La cosca del crotonese “Greco” di San Mauro Marchesato voleva infiltrarsi nei lavori di scavo dell’Alta Velocità. La Stampa ha riportato la notizia:"Appalti pubblici, traffico illecito di rifiuti, estorsioni, usura. Così si arricchiva la cosca del crotonese «Greco» di San Mauro Marchesato interessata ad estendere le sue radici criminali in Piemonte. In particolare hanno cercato di infiltrarsi nei lavori si scavo dell’Alta Velocità, in Val di Susa. Obiettivo inseguito da un piccolo imprenditore del settore, Giovanni Toro già nei guai in passato per vicende di droga."Ieri mattina, continua il quotidiano torinese, "i carabinieri del Ros, sotto la direzione dell’antimafia torinese, hanno dato esecuzione a venti ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione di stampo mafioso, a Torino, Milano, Genova, Catanzaro, nell’ambito all’operazione «San Michele», uno dei santi cari alla ’ndrangheta, ma anche il nome di un bar di Volpiano, dove gli indagati si ritrovavano a discutere. L’inchiesta è affidata ai pm Roberto Sparagna e Antonio Smeriglio. C’era un’intesa criminale tra la cosca e il “locale” di Volpiano, una delle strutture territoriali scoperte dalla maxi inchiesta Minotauro. Al centro dell’indagine c’è Angelo Greco, considerato il capo cosca, residente a Venaria, emigrato da poco dalla Calabria."Il valore dei beni sequestrati ammonta a 15 milioni di euro:"Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo di società e beni per un valore complessivo di 15 milioni di euro. Sotto sequestro anche una cava a Sant’Antonino di Susa, dove dovevano essere conferiti i rifiuti senza essere trattati preventivamente. Tra i beni sequestrati 145 immobili, conti correnti e anche uno yacht."I procuratori aggiunti Sandro Ausiello e Alberto Perduca hanno dichiarato in merito:"Merita di essere rimarcata la dimensione internazionale delle indagini, mettendo insieme accertamenti sulle persone e sulle cose, grazie anche alla collaborazione dell’autorità elvetica."E il generale Mario Parente ha detto:"Questa inchiesta dimostra la propensione della criminalità organizzata ad agire in “franchising”, replicando anche al nord modelli criminali, come occupazione del territorio, intimidazioni, minacce, tipici delle zone di origine".Tra gli arrestati, conclude La Stampa, "c’è un investigatore privato che forniva i suoi servizi di informazione alla cosca e un intermediario immobiliare. Indagati un carabiniere e un vigile urbano, per accesso abusivo al sistema informatico delle forze di polizia."Anche il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha commentato la vicenda:"L’inchiesta di oggi è solo l’ennesima conferma che i cantieri, in particolare quelli delle grandi opere, sono a forte rischio di infiltrazione delle mafie. Le stesse procedure – poco trasparenti e facilmente aggirabili – di gestione degli appalti e, soprattutto dei sub appalti, facilita il loro inserimento, grazie principalmente a un sistema di corruzione diventato troppo pervasivo. In questo caso, poi, ci troviamo di fronte ad una situazione di grave illegalità per la realizzazione di un’opera non indispensabile, che non rappresenta una priorità per il Paese né rispetto agli investimenti nel sistema trasportistico nazionale per le merci, che ormai vanno più da sud a nord che da ovest a est, né perché non vi è nessun segnale che si voglia cambiare l’impianto del sistema, spostando le merci dalla gomma al ferro".E ancora:"Controllare i cantieri significa poter controllare anche la gestione illecita di enormi quantitativi di rifiuti, moltiplicando i guadagni e i disastri. E ciò avviene puntualmente su tutto il territorio nazionale, senza alcuna eccezione. Basta leggere le pagine del nostro ultimo rapporto ecomafia, dove abbiamo registrato anche l’ingresso in questi due settori di altri 19 clan. Liberare l’Italia dalle mafie e dalla corruzione è la vera precondizione per poter parlare di futuro sostenibile nel nostro Paese".





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