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Politica

Chi c’è dietro all’Isis? Quell”incontro tra McCain e i ribelli

L'articolo di Pino Cabras

Pubblicato il 27/08/2014 da La Fucina

Chi c'è dietro all'Isis? Quell''incontro tra McCain e i ribelli


Capire ciò che sta avvenendo in Iraq è più complesso di quanto possa sembrare. Se da una parte gli Stati Uniti gli Stati Uniti paiono determinati a combattere il nuovo nemico, lo Stato Islamico, dall'altra emergono dettagli di certo non trascurabili in merito ai rapporti tra gli americani e i ribelli siriani, che oggi sono fra i leader dello Stato Islamico.In un altro post vi mostravamo delle foto che girano su internet che ritrarrebbero il senatore repubblicano John McCain con l'autoproclamato Califfo dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi. E in un'altra foto sarebbero presenti sia al-Baghdadi, sia Abu Mosa, l'addetto stampa del gruppo terroristico ucciso la settimana scorsa, che alle telecamere di Vice aveva detto: "Dico all’America che un califfato Islamico è stato stabilito. Non siate codardi nell’attaccarci con i vostri droni, inviate qui i vostri soldati e noi li umilieremo ancora; Se Dio vuole innalzeremo la bandiera di Allah anche alla Casa Bianca".In effetti John Mccain incontrò i ribelli siriani nel 2013, gli stessi che ora gli Stati Uniti dovrebbero combattere. Ma alcuni si chiedono, però, se la Casa Bianca sia davvero intenzionata a combattere i terroristi. Il giornalista Pino Cabras fa notare che non è stato posto alcuna sanzione all'Isis: lo Stato Islamico guadagnerebbe circa 3 milioni di dollari al giorno grazie al petrolio che, passando per la Turchia, arriva all'Occidente. Perché i terroristi smerciano il petrolio così liberamente? E come mai i patrimoni degli oligarchi dell'organizzazione terroristica non sono stati congelati? E ancora. perché questi non vengono denunciati alla Corte penale internazionale? Si chiede Cabras, che ipotizza: "Forse perché un processo risulterebbe compromettente per gli eminenti oligarchi statunitensi fotografati in compagnia di Al Baghdadi?". Abu Bakr al-Baghdadi compare nella lista dei terroristi già dal 2011, eppure McCain lo incontrò, scrive Cabras. Ovviamenti sui "giornaloni" di questo non v'è traccia.Scrive Cabras: "più passano le ore e più la pretesa di Obama di intervenire in Siria contro l’ISIS non appare ai danni dell’ISIS ma della Siria: un modo per aggirare i mille ostacoli che gli si erano frapposti rispetto a un implacabile obiettivo di vecchia data: conquistare Damasco, o almeno seminarvi il Caos". E conclude il giornalista: "A questo serviva lo spettacolo hollywoodiano e grandguignolesco imbastito intorno alla testa del giornalista americano in tuta arancione".E tu cosa pensi della crisi irachena? Facci sapere nei commenti!Seguici su Facebook se ti interessano le nostre notizie

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