lafucina.it
Cibo e Salute

Cancro causato solo dalla sfortuna? No, possiamo prevenire

Il caso c’entra sempre, ma ciò non toglie che basta non fumare e la probabilità si riduce drammaticamente

Pubblicato il 02/02/2015 da Franco Berrino
Copia ed incolla il codice nel tuo sito

"Mi sono accorto della pubblicazione di questo articolo leggendo La Stampa e La Repubblica. I titoli che dicevano che 2/3 dei tumori che ci capitano sono dovuti al caso, con quella specie di implicazione che chi è sfigato è sfigato, non c’è niente da fare! Vedendo queste robe sono andato a cercare l’articolo, anche perché l’autore principale di questo articolo, Bert Vogelstein, molto conosciuto in oncologia. È un grande ricercatore e alla fine degli anni 80 è stato il primo a fare le analisi molecolari sul Dna. Ha descritto i 5 danni al Dna, oppure  attivazione o spegnimento dei geni, che sono necessari perché si sviluppi un cancro dell’intestino ed è stata una cosa che ha avuto una grande risonanza. Nell’ambiente oncologico tutti conoscono il nome di Bert Vogelstein. Tra l’altro non era una cosa particolarmente nuova che ci volessero 5 danni al Dna, 5 eventi particolari modificano il contenuto e la funzione della nostra cellula, perché si sviluppi. Il Dott. Doll è il medico che negli anni 50 ha dimostrato la relazione tra tabacco e cancro del polmone. Doll studiava la forma, l’andamento dell’incidenza dei tumori che può essere descritto da un’equazione esponenziale. Voi potete stabilire qual è il vostra probabilità di ammalarvi di tumore l’anno prossimo: c’è una costante che moltiplica la vostra età elevata alla quinta e questo si interpreta con il fatto che occorrono 5 eventi perché una cellula possa diventare tumorale.Do una spiegazione rapida, tutti quelli che hanno fatto le scuole medie dovrebbero essere in grado di capirla. Per esempio prendiamo un bambino nel primo anno di vita: ha una probabilità molto bassa che si verifichi l’evento A, una probabilità molto bassa che si verifichi l’evento B, una probabilità molto bassa che si verifichi l’evento C, l’evento D e l’evento E. La probabilità che si ammali di cancro è il prodotto di queste 5 probabilità. Sapete che quando avete un mazzo di carte la probabilità di trovare l’asso di picche è uguale alla probabilità di trovare l’asso, che è una su 10 e la probabilità di trovare picche che è 1 su 4. Quindi la probabilità di tirare su l’asso di picche è 1 su 40. La probabilità di ammalarsi è il prodotto di queste 5 probabilità, quindi la probabilità che si ammali nel secondo anno di vita è uguale a 2 volte la probabilità perché è stato esposto due volte a dei fattori, all’ambiente, alle mutazioni casuali che possono avvenire nelle cellule. Due volte A, due volte B, due volte C, due volte D, due volte E, quindi A,B,C,D,E, che è la costante moltiplicato 2 alla quinta. Quindi la probabilità di ammalarci a 50 anni sarà A,B,C,D,E moltiplicato per 50 elevato alla quinta. Quindi sono 5 i fattori, per la maggior parte dei tumori funziona così: il rischio di ammalarsi aumenta con l’età secondo una curva esponenziale. E questo vuole dire che il caso c’entra e come, perché anche se ci sono dei forti fattori per esempio il tabacco, non tutte le persone che fumano si ammalano. Per esempio il 20% circa dei fumatori si ammala di cancro del polmone, poi si ammalano anche di altri tumori, di altre malattie, ma c’è un 80% dei fumatori che non si ammala di cancro del polmone perché avendo avuto la stessa esposizione soltanto il 20% (si fa per dire) si ammalano. Lì c’è proprio una questione anche di casualità perché in quel 20% le molecole del tabacco che sono capaci di danneggiare il Dna, sono andate a danneggiare proprio quei geni che influenzano la proliferazione cellulare; sono andati a danneggiare, ad attivare, certi geni che attivano la proliferazione cellulare o a danneggiare certi geni che frenano la proliferazione cellulare, allora una cellula tumorale può partire e può svilupparsi. Quindi il caso c’entra sempre, il caso o la sfortuna se volete, ma ciò non toglie, però, che basta non fumare e la probabilità si riduce drammaticamente. Meno dell’1 per cento delle persone che non fumano si ammalano di cancro del polmone nonostante ci siano tante altre cause di cancro del polmone, dall’inquinamento ambientale ai fattori professionali. Cosa ha fatto Vogelstein in questo studio che ha così galvanizzato il mondo giornalistico facendo dire ai giornalisti delle fesserie tipo quella che 2/3 di tumori è solo questione di sfiga? Lui ha studiato la frequenza di proliferazione, delle cosiddette cellule staminali che ci sono in vari tipi di tessuti: ha preso tutti i tessuti in cui si sa qual è la quantità di cellule staminali e la loro attività e ha messo in relazione quanto proliferano i vari tessuti che lui ha potuto studiare, che sono pochi in realtà e la probabilità di ammalarsi di un tumore di quel tessuto. Ha trovato delle cose che si mettono in una forte correlazione: là dove c’è una maggiore attività proliferativa, normalmente, fisiologicamente, ci sono più tumori. Lui è americano, come tutti gli americani pensano che soltanto i dati americani siano buoni, e ha preso l’incidenza dei tumori in America, ma non ha tenuto conto di tante cose. In altri paesi dei tumori che sono frequenti in America sono molto più rari, però anche in altri paesi le cellule di quel determinato tessuto sì moltiplicano con la stessa frequenza con cui si moltiplicano in America.Per cui non convince tanto questa cosa perché ha preso una determinata popolazione in un determinato momento e, oltretutto, l’incidenza varia anche nel tempo, nel senso che i tumori che una volta erano rari, adesso sono molto frequenti. Per esempio lui non ha considerato alcuni tumori molto frequenti nel mondo come i tumori della mammella e dello stomaco. Ha considerato i tumori del colon, ma non ha tenuto conto che per esempio una volta in Giappone i tumori del colon erano molto meno frequenti che in America, ma negli ultimi 20 anni sono aumentati di 4 volte. E allora come può prendere un punto che dice qual è la frequenza dei tumori? Lui ha studiato la frequenza dei tumori del colon nella popolazione americana.Alla fine classifica i tumori che si spostano un po’ da questa correlazione, che hanno una frequenza più elevata rispetto a quella attesa in base a questa correlazione. Ha considerato tumori per cui c’è o una causa genetica o una causa ambientale, mentre quelli invece che sono perfettamente sulla linea ha detto 'qui è soltanto una questione di sfiga'. Ma in realtà alcuni tumori che sono perfettamente sulla linea sono tumori che lui ha considerato nella sua analisi e di cui conosciamo perfettamente le cause. Per esempio sappiamo che più del 90%dei tumori della testa e del colon, del cavo orale, della gola e dell’esofago sono dovuti a fattori noti come il drammatico effetto moltiplicativo di tabacco e alcol. Poi c’è un’altra causa che sono i virus del papilloma umano che possono causare questi tumori. Per cui di fatto nel suo modello considera dovuto soltanto alla sfiga un tumore di cui sappiamo benissimo che le cause sono il tabacco e l’alcol, poi ci sono anche delle cause professionali, ma le cause principali sono il tabacco e l’alcol.Bisogna anche dire che non è lui che conclude che è soltanto una questione di sfortuna, però suggerisce questa interpretazione nel suo articolo. Direi che è molto, molto ingenuo: a volte ci sono dei grandi ricercatori come è senz’altro Vogelstein che escono dal loro campo. Lui non si intende affatto di epidemiologia, non si è neanche posto il problema che la frequenza dei tumori negli Stati Uniti è molto diversa rispetto alla frequenza dei tumori di altre parti del mondo. I tumori dell’esofago che lui considera dovuti al caso sono frequentissimi nell’Africa dell’est, sono rari nei paesi dell’Africa dell’ovest. Sono frequenti da noi in Veneto e in generale nel nord Italia, nei paesi dove c’è un elevato consumo di alcol, e sono molto meno frequenti nel sud Italia, dove non c’è questa grande tradizione del consumo di alcol. Poi ci sono anche altre considerazioni teoriche che si possono fare: per esempio lui commenta sul fatto che i tumori dell’intestino crasso e del colon sono molto frequenti (anzi in Italia sono i tumori più frequenti di tutti), mentre i tumori dell’intestino tenue sono rari. È  una cosa di cui discutere, perché una delle ragioni per cui nell’intestino tenue i tumori sono rari è esattamente il contrario di quello che dice lui: lui dice che le cellule staminali, le cellule primitive, le cellule che sostengono la riparazione dei tessuti, si moltiplicano meno rapidamente nell’intestino tenue che nel colon. Però quando si moltiplicano la loro evoluzione è molto rapida: queste cellule muoiono in fretta  perché vengono cambiate quotidianamente, si cambia la composizione della mucosa intestinale. Crescono e si evolvono talmente in fretta che non hanno tempo di sviluppare un tumore prima di essere portati via dalla valanga di cose che capitano nel nostro intestino.

Cancro causato solo dalla sfortuna? Possiamo prevenire più di quanto suggeriscono gli interpreti di questo articolo

 Quindi ci sono delle cose in biologia, in medicina e  in epidemiologia che sono sempre un po’ più complesse di quello che certi modelli matematici ci fanno credere. Noi abbiamo la possibilità di prevenire ben di più di quello che suggeriscono gli interpreti di questo articolo, dove dicevano 2/3 sono dovuti al caso, dei rimanenti una parte sono dovuti a delle predisposizioni genetiche, quindi rimane una piccola parte per cui si può fare prevenzione. No, gli studi condotti fino a oggi ci dicono che  (ma è una stima conservativa) che oltre la metà dei tumori maligni sapremmo già oggi come prevenirli, modificando i fattori di rischio e i principali fattori di rischio sono il tabacco, la vita sedentaria, un’alimentazione incongrua, un’alimentazione che non ha niente a che fare con quella che è l’alimentazione dell’uomo e naturalmente anche l’inquinamento, l’inquinamento degli ambienti di vita e di lavoro.





La Fucina in tempo reale? Su Telegram unisciti a noi QUI
Franco Berrino

Franco Berrino
Medico ed epidemiologo

Laureatosi in medicina e chirurgia magna cum laude all'università di Torino nel 1969 e specializzatosi in anatomia patologica, si è poi dedicato principalmente all’epidemiologia dei tumori. Dal 1975 lavora all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove dal 2002 dirige il Dipartimento di medicina preventiva e ... LEGGI »

Seguilo su:Blog


  • Segui La Fucina:





NOTIZIE + RECENTI

6 ottimi motivi per mangiare finocchi

I finocchi rappresentano un ottimo alimento per il nostro organismo

L’alimentazione contro il freddo: ecco come passare l’inverno senza ammalarsi

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale, insieme ad un buon riposo

Tumore al pancreas, dal 2002 casi in aumento di quasi il 60%

L'annuncio dell'Associazione italiana di Oncologia medica

Micotossine nella farina della polenta di Arcene: non consumatela

Lotto ritirato dal commercio

Ecco perché mangiare aglio (più un trucco per non puzzare)

L'aglio apporta benefici importantissimi per la nostra salute

5 ottimi motivi per mangiare indivia

L'indivia è una verdura eccezionale per il nostro organismo

I funghi rallentano l’invecchiamento grazie agli antiossidanti

Soprattutto i funghi porcini

6 ottimi motivi per mangiare lenticchie

Risultano essere ricche di fibre sali minerali e vitamine

La patata d’oro, ricca di vitamina A, E e prevenire molte malattie

Dall'Italia la 'patata d'oro', ha 3 geni di un batterio

Cosa mangiare quando si soffre di afte

I cibi che prevengono e curano le afte, più una giornata alimentare tipo

Con cibo piccante si consuma meno sale e la pressione scende

E' un modo per 'ingannare' il cervello

L’alimentazione che cura il diabete

Antiossidanti protettivi,dieta stretta curativa

I dolcificanti artificiali aumentano il rischio di diabete

A puntare il dito contro le alternative allo zucchero è uno studio pubblicato sulla rivista 'Nature'

L’olio di oliva previene il cancro al colon

Svelati i meccanismi genetici con cui l'olio extravergine d'oliva previene il cancro al colon

Papa: stop vendita sigarette in Vaticano

Burke, non vuole profitti che mettono a rischio salute