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Cibo e Salute

L’olio di cocco è efficace contro l’Alzheimer?

Il libro della dottoressa Mary Newport

Pubblicato il 18/03/2015 da La Fucina

"Morbo di Alzheimer: e se ci fosse una cura?" È questo il titolo del libro della dottoressa Mary Newport, secondo la quale è possibile curare questa malattia con l'aiuto dell'olio di cocco invece di somministrare ai pazienti farmaci costosi che sembrano essere efficaci solo fino ad un certo punto e possono avere effetti collaterali. Newport ha fatto assumere al marito l’olio di cocco per favorire una maggiore produzione e concentrazione di chetoni, dei composti possono fornire energia alle cellule senza il bisogno di insulina. I chetoni potrebbero rappresentare, secondo la teoria di Mary Newport, una fonte alternativa di energia per le cellule cerebrali che non sono in grado di utilizzare il glucosio, che ha come risultato l’Alzheimer.

L’olio di cocco è efficace contro l’Alzheimer? Il bestseller che ha fatto sperare milioni di persone


Leggiamo su La Stampa:"Se fosse vero, sarebbe l’ancora di salvezza per le milioni di persone in tutto il mondo che soffrono della malattia di Alzheimer, una delle più gravi e debilitanti forme di demenza. A questo proposito, l’Università della California a Berkeley pubblica sul suo Magazine online una UC Berkeley Wellness Letter in cui si riporta quanto scritto dalla dottoressa Mary Newport nel suo libro che ha per titolo “Alzheimer’s Disease: What If There Was a Cure?”.La dottorezza Newport riferisce come si potrebbe trattare l’Alzheimer senza dover ricorrere ai costosi farmaci chimici che, tra gli altri, pare abbiano effetti solo marginali e molti altri effetti indesiderati. La soluzione, secondo la scienziata, si trova in un semplice cibo: l’olio di cocco che, secondo lei, avrebbe intensi effetti sulla malattia. E le sue affermazioni traggono spunto da una vicenda reale quanto personale, ossia la ricerca di un rimedio per il proprio marito affetto dalla malattia di Alzheimer".

I chetoni possono rappresentare una fonte alternativa di energia per le cellule cerebrali che non sono in grado di utilizzare il glucosio, che ha come risultato l’Alzheimer:

"Le sue sperimentazioni alla ricerca di un rimedio che potesse guarire, o quantomeno far stare meglio il marito, l’hanno portata a considerare la dieta chetonica – già conosciuta per il suo possibile utilizzo nel trattare l’epilessia. La scelta chetonica è stata dettata dalla constatazione che i chetoni pare possano curare diversi disturbi neurologici. I chetoni, lo ricordiamo, sono sottoprodotti della ripartizione dei grassi nel corpo che vengono normalmente prodotti dall’organismo, però in quantità più o meno ridotte. Detto molto semplicemente, ciò che invece può fare una dieta povera di carboidrati ma ricca di grassi è proprio far aumentare questi chetoni. Tuttavia, ciò che cercava la dottoressa Newport non erano i “normali” grassi utilizzati nella dieta chetonica ma i grassi chiamati trigliceridi a catena media (MCT), di cui l’olio di cocco e l’olio di palma sono buone fonti.L’assunzione di questi MCT stimola una funzione del fegato, il quale li convertite in chetoni. Questi possono poi essere utilizzati dal cervello e altri organi come combustibile al posto degli zuccheri utilizzati in genere. Questi tipo di grassi, poi, sono una fonte di energia più immediata rispetto ad altri tipi di grassi, e non vengono immagazzinati con più facilità come grasso corporeo. Cosa da tenere in gran considerazione, si legge nell’articolo della UCB, i chetoni possono fornire energia alle cellule senza la necessità di insulina. La teoria di base è che i chetoni potrebbero fornire una fonte alternativa di energia per le cellule cerebrali che hanno perso la capacità di utilizzare il glucosio, che ha come risultato l’Alzheimer".La somministrazione di olio di cocco sembra aver avuto effetti positivi sul marito della dottoressa Newport:"Ma torniamo alla dottoressa Newport e ai suoi esperimenti sul marito. Il medico ha così iniziato a far assumere al marito l’olio di cocco in modo da favorire una maggiore produzione e concentrazione di chetoni. Nel suo libro, poi, riporta come questa situazione abbia portato a miglioramenti nella memoria a breve termine – quella in genere più critica – abbia alleviato la depressione, abbia fatto in qualche modo rifiorire la sua personalità e abbia ridotto anche i problemi visivi e migliorato la deambulazione (ossia il potersi muovere, camminare). Una risonanza magnetica ha supportato questi risultati mostrando che vi era stato un arresto del processo di contrazione del cervello.Ovviamente, quando si grida al miracolo c’è chi fa un passo indietro e prende le distanze. Molti scienziati infatti commentano che queste sono solo prove aneddotiche e che il corso della malattia di Alzheimer può variare da persona a persona, si legge ancora nell’articolo. Per cui ci possono essere periodi di stabilità e miglioramenti temporanei entro il declino a lungo termine. In difesa della sua tesi, la dottoressa Newport cita i diversi studi che suggeriscono come una dieta chetonica possa contribuire a trattare i casi difficili di epilessia, così come potenzialmente altri disturbi neurologici o il Parkinson".Per approfondire...Forse potrebbe interessarti questo video: Metodo Di Bella, Mattarella risponde all’avvocato Ottaviano





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