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Medicina

Studio associa antidolorifici a più rischio arresto cardiaco

Esperti, venderli senza obbligo ricetta dà messaggio sbagliato

Pubblicato il 15/03/2017 da La Fucina

Antidolorifici venduti senza obbligo di ricetta e ritenuti innocui dal pubblico (come ibuprofene e diclofenac) sono invece associati ad aumento di rischio di arresto cardiaco. E' quanto emerge da una ricerca danese pubblicata sull'European Heart Journal - Cardiovascular Pharmacotherapy. "Vendere questi farmaci senza obbligo di ricetta e senza avvertimenti e limitazioni dà al pubblico il messaggio che essi siano sicuri per la salute'', spiega Gunnar Gislason, docente di cardiologia all'università di Copenaghen.

GUARDA IN ALTO IL VIDEO: Come intervenire in caso di infarto, ischemia e angina

Gli esperti hanno stimato che Diclofenac e ibuprofene sono associati rispettivamente a un aumento di rischio del 50% e 31% di arresto cardiaco. Gli antidolorifici sono stati già associati in passato ad aumento di rischio cardiovascolare. In questo lavoro i cardiologi hanno esaminato la possibile connessione con casi di arresto cardiaco. Gli esperti hanno esaminato 28.947 casi di arresto cardiaco registrati in Danimarca lungo un periodo di 10 anni. Di questi, 3 376 erano stati trattati con un antinfiammatorio non steroideo (FANS) durante i 30 giorni precedenti l'infarto. Ibuprofene e diclofenac sono risultati i FANS usati più di frequente, costituendo rispettivamente il 51% e il 22% del totale dei Fans usati.

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L'uso di un fans qualunque è risultato legato a un aumento medio di rischio di arresto cardiaco del 31%. Diclofenac e ibuprofene sono risultati associati rispettivamente a un aumento di rischio di arresto cardiaco del 50% e 31%. L'uso di Naproxene, celecoxib e rofecoxib non è risultato associato a maggior rischio di arresto cardiaco.

"Non bisognerebbe prendere più di 1200 mg di ibuprofene al giorno - spiega Gislason. Il Naproxene è probabilmente il più sicuro di tutti i FANS. Diclofenac è quello associato a maggior rischio e dovrebbe essere evitato del tutto, quantomeno da persone già con disturbi cardiovascolari". (Fonte)





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