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Cibo e Salute

È giusto il carcere per i genitori vegani?

È una notizia di qualche tempo fa, ma i giornali la stanno rilanciando in questi giorni

Pubblicato il 19/04/2017 da Andrea Bertaglio

È una notizia di qualche tempo fa, ma i giornali la stanno rilanciando in questi giorni: la deputata di Forza Italia Elvira Savino ha presentato una proposta di legge per rendere perseguibile penalmente chi impone ai più piccoli la dieta vegana. In particolare, si parla di un anno di reclusione per chi porta un minore di 16 anni a seguire una dieta priva di carne, pesce e tutti gli altri alimenti di origine animale, e due anni di carcere per i genitori vegani che fanno lo stesso con bambini sotto i tre anni di età. Se poi al minore, sempre a causa della dieta restrittiva che gli si fa seguire, dovesse ammalarsi o essere leso in modo permanente, la pena aumenterebbe a quattro anni; se dovesse morire, si parla di reclusione dai quattro ai sei anni.

Quello del regime alimentare da seguire e da far seguire ai bambini è un tema estremamente controverso, che porta le diverse fazioni a scontrarsi in modo anche molto duro. Ormai non sembra esserci canale televisivo, sito, giornale o talk show in cui non si dia spazio a questa (spesso inutile se non ridicola) lotta di “vegani vs onnivori”. Il motivo è dovuto soprattutto al fatto che quella vegana è una scelta di vita che va ben oltre l’alimentazione, e abbraccia molti aspetti della propria quotidianità e del proprio stile di vita.

Personalmente non condivido affatto la scelta di privare i bambini (soprattutto i più piccoli) di alimenti di fondamentale importanza come sono appunto quelli di origine animale: carne, pesce, latte, ma anche formaggi, uova, miele (quest’ultimo dopo l’anno di età). Questi sono cibi che, nel momento in cui si stanno sviluppando al massimo i propri muscoli, organi, cervello e capacità neuro-cognitive, a mio avviso non possono e non devono essere esclusi dall’alimentazione.

Io non sono un nutrizionista, sono “solo” un padre, che in quanto tale cerca di fare le scelte più opportune per far crescere al meglio i propri figli. Come? Cercando di lasciarmi umilmente guidare più dal buonsenso e dall’esperienza di chi è arrivato prima di me, che non da condizionamenti mediatici vari, mode alimentari o peggio azioni di marketing talmente sofisticate da far passare certe mie scelte di consumo come una rivoluzione etica.

La proposta di legge della deputata di Forza Italia mi lascia però perplesso, perché mi porta a chiedermi se davvero è necessario tutto ciò. E’ vero, la libertà di scelta di un genitore non dovrebbe mai portare a ledere la salute dei suoi bambini, magari in maniera permanente (mi ha colpito molto a questo proposito un’intervista alla pediatra Annunziata Di Palma che ho visto qualche tempo fa), e la legge serve anche a garantire che ciò non accada. Ma è davvero necessario l’intervento delle Istituzioni per portare una mamma o un papà a evitare di nutrire i propri figli in modo incompleto o inadeguato?

E mi chiedo: serve davvero una legge per far capire che un bimbo per svilupparsi ha bisogno di tutte le sostanze nutrienti in dosi e quantità differenti a seconda dell’alimento in questione? Se così fosse, dovremmo pensare a una proposta di legge anche contro l’obesità, dando multe o pene varie a tutti quei genitori che riempiono di merendine, zuccheri e bibite gassate bambini sempre più sedentari e ciccioni.

No, non penso che la soluzione stia nel mandare in carcere un genitore, generalmente mosso (mi auguro) più dalla buona fede che dalla presunzione. E non credo che qualche anno in prigione possa cambiare di molto la situazione (e in certi casi l’opinione!) di una madre o un padre che per le loro convinzioni ideologiche o salutistiche hanno causato danni permanenti (o peggio) al proprio figlio o figlia. Penso che sia più utile una campagna di informazione che, libera dalla necessità di fare audience o proseliti, porti a capire che la verità sta nel mezzo, non negli estremismi. A tavola, così come in tutto il resto.

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Andrea Bertaglio

Andrea Bertaglio
Giornalista

Scrivo per vari quotidiani e riviste, principalmente di temi ambientali e sociali. Con il mio ultimo libro, “Medicina ribelle. Prima la salute, poi il profitto”, mi sono avventurato anche nel campo della salute e del business che le sta dietro. Laureato in sociologia, partecipo spesso come relatore a convegni e conferenze su sostenibilità, ... LEGGI »

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