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Cibo e Salute

Problemi salutistici della soia non fermentata

La discussione sulle proprietà alimentari della soia è sempre aperta

Pubblicato il 04/09/2017 da Susanna Bramante

La discussione sulle proprietà alimentari della soia è sempre aperta. I fautori sostengono che, essendo ricca di proteine, sia un ottimo sostituto della carne e delle proteine animali, senza i danni procurati da un eccesso di queste, ma anzi apportando i vantaggi dei vegetali. Gli oppositori attribuiscono effetti dannosi per la salute a diverse sostanze ivi contenute, come fattori antinutrizionali, estrogeni ed allergeni.

Nel 2006 l’American Heart Association Nutrition Committee analizzando 22 studi condotti lungo un decennio sulle proteine della soia e gli isoflavoni, non ha evidenziato effetti significativi sulla riduzione del colesterolo, dei trigliceridi o della pressione sanguigna; né le proteine della soia né gli isoflavoni hanno mostrato un’azione evidente sulla diminuzione dei sintomi della menopausa. Secondo un aggiornamento pubblicato nel 2000, mangiare 50 g di soia al giorno abbasserebbe il colesterolo LDL solo di circa il 3%, poco considerando che 50 g di proteine di soia è più della metà del fabbisogno proteico giornaliero di un adulto, equivalente a un chilo e mezzo di tofu e 8 bicchieri di latte di soia al giorno.

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Nemmeno altri benefici della soia promossi inizialmente – come la riduzione dell’incidenza del cancro all’utero, al seno e alla prostata, o la capacità di rallentare la perdita di massa ossea in post-menopausa – sono stati confermati. Anzi, secondo gli autori dello studio, anche i vantaggi per il cuore sarebbero attribuibili ai molti grassi polinsaturi e ai pochi saturi (come d’altronde per il pesce), che migliorano il profilo lipidico dell’alimentazione, a tutto vantaggio del sistema cardiovascolare, oltre che alle fibre, alle vitamine e ai minerali, che hanno effetti benefici sulla salute.

Un report della DHHS, l’Agency for Healthcare Research and Quality, nel 2005 è giunto alle stesse conclusioni, affermando che non ci sono ancora prove concrete per sostenere un ruolo benefico della soia e degli isoflavoni sulla salute delle ossa, per la prevenzione del cancro, per la salute riproduttiva e per la funzione neurocognitiva. Più recentemente, nel 2012, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato un documento sulle proteine della soia isolate, sottolineando che solo 4 studi su 14 avevano riscontrato effetti positivi sul colesterolo, negando quindi che le proteine della soia siano in grado di diminuire i livelli di colesterolo LDL.

È stato notato che il suo consumo eccessivo potrebbe interferire anche con l’allattamento al seno, diminuendo la quantità di latte prodotto. Uno studio del 2012 rimarca come gli isoflavoni della soia non abbiano effetti preventivi contro la demineralizzazione della spina lombare e del femore nelle donne in post-menopausa, sfatando il mito per cui la soia sarebbe efficace nella prevenzione dell’osteoporosi. Se gli asiatici hanno tassi di osteoporosi più bassi degli occidentali è grazie alla presenza nella loro dieta di gamberi, frutti di mare, lardo e brodo di ossa, fonti abbondanti di vitamina D e calcio. La soia non fermentata invece contiene composti che bloccano l’assimilazione del calcio e causano carenze di vitamina D. Per questo motivo, sostituire il lardo o il burro con olio di soia, o fare un largo uso di prodotti a base di soia non fermentata al posto dei prodotti animali, potrebbe peggiorare la situazione riguardo all’osteoporosi in occidente.

Altri studi suggeriscono che troppa soia potrebbe portare a problemi di memoria. Tra le donne giapponesi più anziane, quelle che si basano sulla tradizionale dieta a base di soia mostrano una più alta probabilità di avere problemi cognitivi rispetto a quelle che seguono una dieta più occidentale: ciò potrebbe derivare da un’eccessiva assunzione di fitoestrogeni o da un inadeguato apporto di nutrienti che si trovano nei prodotti di origine animale, come ad esempio la vitamina B12. In uno studio del 2015 è stata mostrata anche un’associazione positiva tra un alto consumo settimanale di tofu e peggiori performance cognitive, quali memoria debole e demenza, mentre il consumo di carne e verdure al contrario riduce il rischio.

 I giapponesi, e gli asiatici in generale, se è vero che soffrono di alcune patologie in misura inferiore agli occidentali, come diversi tipi di cancro e malattie cardiovascolari, mostrano però un più alto tasso di tumori allo stomaco, all’esofago, al pancreas, tiroide e fegato. Quello che comunque gli asiatici avevano capito è che la soia, a causa della presenza di varie sostanze antinutrizionali, va trattata prima del suo consumo. Sembra che i problemi subentrino quando si consuma la soia tal quale, senza fermentarla, come avviene in occidente.

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Susanna Bramante

Susanna Bramante

Laureata con 110 e lode in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Pisa, è Agronomo, Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo, consulente della nutrizione e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 ... LEGGI »

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